Personalmente non mi fiderei di un uomo col cappello che si aggira barcollando tra le vie della propria città
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venerdì, febbraio 01, 2013

Spoiler "La Società Dell'Inadeguato a Dio"

SPOILER CAPITOLO INTERNO DI " LA SOCIETÀ DELL'INADEGUATO A DIO" - L.O.Kop



Mi dico che è il momento giusto e devo sbrigarmi.
Certo, sarebbe più facile se ci fosse un foglio di carta: prenderei la penna e le parole non rimarrebbero incastrate in una vena del cervello o nella gola; scenderebbero fino alla mano, sporcherebbero il foglio, ci resterebbero attaccate con tutto quello che si portano dietro.
E’ il potere della pagina bianca, credo.
Ti risucchia e ti libera: è la tua possibilità di buttarti da un’altra parte.
“Allora?” 
É il mio editore. Si accendendosi una sigaretta. Una densa nuvola di fumo avvolge i nostri volti mentre i miei occhi puntano i suoi; poi le sue rughe sulla fronte. La pelle suda. Unta per la calura che in questi giorni avvolge la città. Una città che boccheggia giorno dopo giorno come un pesce. Fuor d’acqua. 
Noi stessi, cittadini del nulla cosmico aspettiamo la nostra fine sull’enorme griglia del barbecue urbano.
“Posso?”  
Indico il pacchetto di sigarette. Altra nuvola di fumo.
“Ho delle buone idee” 

martedì, dicembre 11, 2012

Pn G.D.O 020420121259


Che ci crediate o no, io scrivo a penna. 
Preferisco le penne a sfera, di plastica, con inchiostro nero, dal design accattivante fintamente ergonomico. Quelle delle banche. Quelle che ti vengono consegnate a inizio anno insieme al pratico calendario portatile e a una ingombrante agenda che sei costretto ad accettare spronato dall’ammiccante sorriso dell’impiegata. La scollatura sovrasta le parole. Sorridi, paghi, prendi i gadget : “... gentilmente offerti dalla nostra banca che pensa solo ed esclusivamente al suo bene.” Lei sorride, questa vola più di seno.
Esco dalla sede centrale e mi dirigo alla macchina; il tempo è decisamente contrario al mio malumore e il sole si prende le attenzioni di tutti in un cristallino cielo di una domenica di gennaio.
A casa la mamma ha preparato il pranzo abbondante che imbandisce due volte al mese. É il pranzo della partenza. Tra poche ore ho il treno che mi porterà lontano da queste mura e da questo paese di montagna. Casa che non sento più come mia. Paese che mi riversa addosso gli insuccessi dei miei passati amori.

lunedì, febbraio 14, 2011

Adagio, uno spettacolo istruttivo. Durata 117'

         


Adagio, uno spettacolo istruttivo. Durata 117’
“ Mi hanno sempre detto che qualsiasi cosa si faccia a contatto con un pubblico, sia esso formato da un singolo individuo o da una massa più o meno numerosa di persone, è buona norma presentarsi e presentare ciò che si andrà a fare:

sabato, dicembre 05, 2009

Una vecchia etichetta


Arrivai al casolare per l’ora di pranzo e lui già sedeva su quella che non era una sedia a dondolo come tante. Non poggiava a terra e non aveva uno schienale che si potesse definire tale. Credo, con tutta franchezza, che quella non fosse nemmeno una sedia. Era in vimini, parsimoniosamente intrecciato a dare l’aspetto di un guscio d’uovo tagliato a mezzo. Da questo a definirla sedia ce ne passava. Per la maggior parte del tempo restava sospesa a mezz’aria nel mezzo della veranda ballonzolando al vento, come solo le spighe di grano cullate dalla mite brezza marina sapevano fare. Si trattava di un oggetto da collezione, non che valesse chissà quanti soldi, questo no, ma faceva parte di quella che mio nonno paterno chiamava la sua collezione. Collezionista. Al vecchiaccio piaceva definirsi così: un collezionista, di sogni e ricordi per giunta. A mio padre la cosa non piaceva e spesso li si sentiva litigare per quel marasma confuso di cianfrusaglie che mio nonno possedeva. Quello che mandava in bestia il mio babbo non erano gli oggetti in se, quanto le storie che su di loro raccontava e che il “vecchio malato”, come lo chiamava lui, spacciava per assolutamente vere: “ Tutte! Tutte storie che questi oggetti celano. Raccontano di sogni e speranze, di avventure e vacanze, di gioie e tragedie! Non pretendo che tu capisca, ma son cose mie e non ti deve interessare l’uso che ne faccio.” Di tutta risposta mio nonno riceveva un inutile discorso sul fatto che io non ero cosa sua e che spettava a mio padre plasmare il mio giovane essere, a lui e a mia madre ovviamente.


sabato, novembre 28, 2009

Il Grande Blu

Il Grande Blu

Premessa 1: PROLOGO
Molte storie cominciano con “c’era una volta…” Molte, ma non la nostra. Né c’era una volta né principesse in pericolo e principi azzurri dal bacio facile. Ciononostante è una storia a tutti gli effetti e come tale ha dei personaggi che interagendo tra loro danno origine allo svolgere dei fatti.
 Premessa 2: I PERSONAGGI
-         Barbossa: affascinante capitano di una delle più veloci e spietate navi pirata del mondo conosciuto;
-         Sparrow: capitano della medesima nave;
-         Pinguino: non abbiamo informazioni certe su chi possa essere;
-         Giglipaf: non abbiamo informazioni certe su chi possa essere;
-         Gig-Nikko:non abbiamo informazioni certe su chi possa essere;
-         Otto: sappiamo chi é;
-         Pippainbocca: girano voci su chi possa essere
-         Pussyotherside: a volte, molte cose sarebbe meglio non saperle;
-         Pussyontheroad: tutti e soprattutto gli interessati si stanno chiedendo dove sia;
! Il racconto potrebbe presentare nomi no citati nell’elenco sovrastante perchè ininfluenti allo svolgere dei fatti
 Premessa 3: IL LINGUAGGIO
La storia verrà narrata utilizzando un particolare linguaggio che a una prima lettura potrebbe creare nel lettore un certo senso di spaesamento. Significante e significato potrebbero non coincidere. Per non venire meno alle esigenze del lettore è stata stilata una lista di parole e/o modi di dire seguiti dai rispettivi significati.

-         profondo rosso:
-         ventimila leghe sotto i mari:
-         scrigno di Davy Jones:
-         lecca-lecca:
-         bonus:
-         biglietti per Baby Gardaland:
-         vascello e/o nave:
-         grog:
! Nota aggiuntiva: Nelle precedenti edizioni sono pervenute in redazione numerose lettere di protesta in quanto sembrava non venissero riportati i significati delle parole sopra indicate. Dopo un’analisi dettagliata scoprimmo trattarsi di un tragico errore di stampa che coinvolse qualche centinaio di copie. Cogliamo l’occasione per porgere le più sentite scuse e garantire che simili errori non verranno ripetuti mai più.

I FATTI:

La donna lo impugna forte e se lo trascina giù dal palco. I vecchi stanno seduti sui tronchi, bevono birra e gettano sassi sui gabinetti portatili,quelli dove pisciano le donne. Gli uomini pisciano dovunque. Ormai il parcheggio è tappezzato di lattine di birra schiacciate. Al’interno del Rock Creek Lodge, alcune donne strisciano sotto la statua di un toro a grandezza naturale, per il rito scaramantico di baciargli lo scroto. Su un sentiero di terra battuta che scorre accanto alle recinzioni, i motociclisti si sfidano a mordi palle. Seduta sul retro di ogni moto c’è una donna che deve addentare un testicolo di toro appeso, strappandone via un boccone mentre il pilota percorre il circuito.  Rewind.

Fu una notte buia e tempestosa, gli oceani ribollivano attraversati da immensi uragani mentre creature di ogni genere lottavano tra loro, arrabbiate, annoiate, affamate; bestie che ormai si stavano abituando alla presenza del veliero più truce del mondo, il cui timone era saldamente impugnato dal funesto Barbossa. 
Quella notte qualcosa andò irrimediabilmente storto. Tutti, tranne il capitano, furono spazzati a mare lasciandolo solo col suo veliero, in balia degli eventi. 
 Cessata la tempesta Barbossa si mise sulla rotta del grande blu dove sapeva di poter trovare qualcuno in grado di aiutarlo nella sua affannosa ricerca.  
Il Grande Blu fu proprio come se lo aspettava. Vivo! Vivo come un formicaio d’estate: pirati della peggior specie, nobildonne e nobili uomini si muovevano con apparente casualità, cullati da sana musica popolare e da qualche bel boccale di grog della peggior specie. Messo all’ancora il veliero, Barbossa si diresse nel centro dell’affollato paese dove si imbatté in due vecchie conoscenze, al seguito: Morgan, direttore musicale su navi pirate e Fishman,un uomo pesce dei bassi borghi. Se ne stavano seduti al bancone del bar a sorseggiare cervello di scimmia e come sempre erano già nel profondo rosso. 
Ta un sorso e l’altro si narrarono le loro avventura marine, e tra queste, una narrava di una bestia feroce, crestata e di un’altra altrettanto pericolosa dagli imprevedibili peli anali. 
Il tempo trascorre inesorabile mangiando secondi, minuti e ore. 
I tre, ormai ventimila leghe sotto i mari non si curarono delle loro preoccupazioni, quanto più delle puttanelle della baia. 
 Barbossa decise di congedarsi e optò per un giro nelle vie storiche del paese. Qui venne fermato da Otto. Implacabile come sempre Otto bersagliò il povero capitano di domande e domandine a riguardo di Sparrow. 
“Sparrow non è qui con noi, è nello scrigno di Davy Jhones”. Il profondo rosso, però, parlava per Otto e strattonando e picchiettando riuscì a strappare una promessa al nefando Barbossa: “ Tu mi porterai Sparrow e quando lo vedrai riferiscili che sono in possesso di un biglietto valido per più giri di giostra, lui capirà. Promettimelo!”. 
Provato dall’energico incontro, lo sguardo barbossiano fu attratto da una particolare luce e da uno strano cappello.
 “Merlino?” Cosa ci faceva Merlino in quel del Grande Blu?  Barbossa le corse incontro e la abbracciò, la salutò e la ribaciò. Si promisero di rincontrarsi al più presto per discutere di una nuova avventura. 
Scese la notte, cupa come solo l’oblio sapeva essere e la brezza serale portò sulle sabbiose spiagge, miracolati, i suoi compagni di viaggio Gig-Nikko, Pinguino e Giglipaf. Felici si abbracciarono e di corsa entrarono nel primo bar che trovarono. Risero per ogni non so che, e la gente di non so chi gridava non so cosa  su paesi di non so dove. Era un riso generale, ma ritmato, quasi accompagnato da non saprei. 
I quattro si intrattennero in città ad ascoltare le ultime novità in fatto di canzoni pirata. A Giglipaf balzò qualcosa alla mente e preso il capitano si diressero verso la nave ormeggiata al porto. A cose fatte, mentre facevano ritorno alla locanda per recuperare gli altri, ecco scorgersi in lontananza un guscio di noce, una piccola caravella, sulla quale stava un altro dei membri dell’equipaggio di Barbossa: il terribile Pussyotherside.
 A mano a mano che il piccolo veliero si avvicinava Giglipaf e Barbossa poterono scorgere altre due misteriose figure: Pippainbocca e sua sorella Sister. 
“Oh oh oh” dissero Giglipaf e Barbossa “caccia grossa!” 
In realtà se si fosse trattato di caccia grossa i fatti avrebbero preso una piega diversa, questa sarebbe stata un’altra storia e a noi che ce ne sarebbe venuto? 
Tutti insieme tornarono in paese tra negozi di vario tipo e locande zeppe di gente interessante. Alcuni di questi negozi distribuivano bonus di ogni forma e dimensione gridando slogan accattivanti contro la piaga sociale del tempo: Accettate Idonee Dopo Spasmi. 
“E chi sono io ber dire chi è Caino e chi è Abele?” anche il prode Barbossa se ne riempì le tasche chiedendosi cosa diavolo fossero questi bonus. Ben presto si rese conto del potere magico di tali strumenti  e si decise a provarli. Passeggiò qua e là osservando le vite altrui, pensando alla propria e gioendo per essa. Fu così che si ritrovò a vagabondare alla ricerca di quel che era rimasto della sua ciurma. Le strade di una piccola cittadina favoriscono gli incontri, anche ripetuti, tra le persone. Otto risbucò da chissà dove e prese con se il capitano. 
La musica si fece più frenetica, ogni locanda emetteva suoni sempre più ritmati. Tumtumtumtum, tumtumtum, tumtumtum! Barbossa cominciò a sentirsi gigante e guardò intorno a se per cercare di capire cosa gli stesse accadendo, ma le stradine del paese sembravano stringersi, i muri apparivano sempre più vicini e non era un impressione; si stavano facendo più vicini veramente. Tum. Spalle al muro. Bloccato. Otto l’aveva giocato. Il temibile Barbossa si era fatto fregare, era spalle al muro. Otto gli saltò addosso senza pensarci due volte e... 
Proprio in quel mentre giunse Fishman che lo salvò dalle grinfie di Otto. Svincolatosi dall’impiccio Barbossa proseguì la sua ricerca, ma questa volta a impedirgli di portarla a termine fu Merlino che inspiegabilmente gli si rivolse contro punendolo con un’orrenda maledizione: la cascata d’acqua. Un viaggio di un secondo che dura un’eternità, costretto a subire le fredde gelide acque di ogni singola cascata sulla faccia della Terra. Sconvolto e un po’ nel profondo rosso Barbossa decise di dirigersi alla sua nave dove si sarebbe sistemato e rilassato.
Il Grande Blu è proprio impegnativo!
Sistematosi, ma non ancora sazio di riposo, scorrazzò tra i velieri ormeggiati al porto. Uno dei punti deboli di capitan Barbossa è viaggiare con la mente e così fece. 
Soprappensiero si scontrò frontalmente con colei che si scoprì essere Pussyontheroad. Lo scontro fu fatale. Il giovane capitano solo nel profondo rosso incontrò una non ben identificata Pussyontheroad ventimila leghe sotto i mari. Ella era una famigerata ladra che con la scusa di rialzarsi, mise le mani nelle tasche barbossiane scoprendo i bonus. Non si trattava una sprovveduta, ella era a conoscenza del potere di quei piccoli tesori. Messo alle strette Barbossa decise di passare al contrattacco ed estratto furtivamente un bonus, nascosto precedentemente nello stivale, si impadronì di Pussyontheroad.
 Pussyontheroad scomparve tra i flutti marini lasciando nello sconcerto più totale, ma ugualmente soddisfatto, Barbossa. 
La storia ora si fa talmente spezzettata che non sarebbe possibile farne alcuna narrazione. Vi basti sapere che, tra l’impazzimento generale, tra le continue apparizioni di Giglipaf, Gig-Nikko, Pinguino, Morgan, Fishman, Pippainbocca, Pussyotherside, Sister e altri ancora, nel Grande Blu tutto è possibile.

domenica, maggio 17, 2009

Mockurmalità

"... quindi se fino a qui mi avete seguito...
Mi avete seguito? Avete capito?
Ma dove sono tutti?"

Poi puff. Mi sveglio nel sudore del mio corpo sommerso da ondate di coperte che mi impediscono di riemergere a respirare l'aria tanto cara. Mi sento soffocare e tentacoli di lenzuola mi traggono verso le profondità del mio dormitorio.
"Cosa c'è la sotto? Aiuto! Aiuto!"
Nessuno può sentire le mie urla di terrore, forse, forse perchè...
... sono parole solo pensate, no le ho dette.
La mente beffa, il mio subconscio ha la meglio: mi ha fatto credere una cosa mentre ne accadeva un'altra.
Nella realtà sto in piedi sul materasso con le lenzuola e le coperte che, sul lato del letto, colano in pieghe statiche fino a toccare il pavimento. Saltellando di gioia grido frasi patriottiche su patrie inventate, mondi inesistenti cercando di farmi sentire il più possibile. La voce sulle note più alte si spezza, non regge lo sforzo, ma fa il suo sporco lavoro cogliendo l'attenzione del pubblico. Applaudono tutti. Intorno a me applausi. Sono il re del teatro all'aperto. Peccato solo per la pioggia che ha costretto a interrompere prima lo show modificando in itinere l'ultimo atto.
"To' guarda! Ha smesso di piovere...A no no, mi sbaglio, se punti l'orecchio senti il rumore che le lacrime degli angeli fanno sul tetto." Se solo ci fosse una finestra in questo teatro. Non è che sia il posto migliore per recitare. Non c'è nemmeno posto per un adeguato pubblico. Poi se dobbiamo dirla tutta queste pareti bianche, bianche bianche! CHE NOIA!
Oggi sono lamentoso, non mi sento a mio agio.
Deve essere la camicia. Non mi piacciono molto le camicie. Diciamo che sono un tipo da felpa o da maglietta maniche corte: T-Short. CHe vorrà dire...
E' che alcuni miei amici mi hanno regalato questa camicia e oggi che li rivedo volevo far vedere che la metto. Solo che bianca, bianca, bianca. Ve l'ho detto che non è il mio colore preferito? Colore...
Non sono nemmeno un tipo che segue la moda. Queste nuove cose non mi piacciono: devi apparire, sono fatte per apparire. E la comodità? IO la preferisco.
Non conosco lo stilista, ma, parer mio, non farà successo. Le maniche, mamma mia se sono scomode le maniche! Non riesco a muovere le mani, sempre bloccate dietro la schiena. Mi limitano i movimenti, non riesco a muovermi.
Il mio pubblico è tornato. Tra poco vado in scena. Oggi si recita un classico: La Nodissea. Sapete quel poema greco che non racconta le avventure di un superuomo di ritorno da un pranzo in terra straniera. Non le racconta perchè non vi è andato. Si è finto malato.
Come fate a non conoscerlo? Mi sembrate pazzi