Personalmente non mi fiderei di un uomo col cappello che si aggira barcollando tra le vie della propria città
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venerdì, febbraio 01, 2013

Spoiler "La Società Dell'Inadeguato a Dio"

SPOILER CAPITOLO INTERNO DI " LA SOCIETÀ DELL'INADEGUATO A DIO" - L.O.Kop



Mi dico che è il momento giusto e devo sbrigarmi.
Certo, sarebbe più facile se ci fosse un foglio di carta: prenderei la penna e le parole non rimarrebbero incastrate in una vena del cervello o nella gola; scenderebbero fino alla mano, sporcherebbero il foglio, ci resterebbero attaccate con tutto quello che si portano dietro.
E’ il potere della pagina bianca, credo.
Ti risucchia e ti libera: è la tua possibilità di buttarti da un’altra parte.
“Allora?” 
É il mio editore. Si accendendosi una sigaretta. Una densa nuvola di fumo avvolge i nostri volti mentre i miei occhi puntano i suoi; poi le sue rughe sulla fronte. La pelle suda. Unta per la calura che in questi giorni avvolge la città. Una città che boccheggia giorno dopo giorno come un pesce. Fuor d’acqua. 
Noi stessi, cittadini del nulla cosmico aspettiamo la nostra fine sull’enorme griglia del barbecue urbano.
“Posso?”  
Indico il pacchetto di sigarette. Altra nuvola di fumo.
“Ho delle buone idee” 

venerdì, novembre 13, 2009

ToF/VoF

Non avevo mai avuto le allucinazioni prima di oggi e ho paura. Ho paura che tutto possa improvvisamente diventare una fantasia del mio cervello.
Le mie prime allucinazioni.
Fino a quel momento ho sempre pensato che averle sarebbe stata la mia fortuna, il mio biglietto d'ingresso per l'olimpo degli scrittori. Ora non ho nemmeno la forza di scrivere ciò che ho visto. Quelle immagini raccapriccianti, le grida, le risa, le ombre e le voci. Ho paura. La febbre saliva e sudavo freddo comllòòàùù

àsòààls jkas aa



"Diario di un allucinato"

mercoledì, ottobre 14, 2009

Un piccolo grande racconto che concilia il sonno

"Vuoi che sia sincero? Immagino di si.- dissi sedendomi in malo modo su di una vecchia sedia di legno- Siediti pure". Sbuffai per via di quella strana angoscia che sempre mi pervade quando sto per raccontare qualche avvenimento che a qualcuno non piacerà. Il peso della verità, per l'appunto. Dalla tasca posteriore dei miei pantaloni sgualciti di velluto estrassi un sacchetto di tabacco, delle cartine e qualche filtrino. Cominciai a girarmi una sigaretta.
Chi ha detto che gli occhi non sono lo specchio dell'anima? Cominciavo a sentire il peso dell'impazienza che il mio interlocutore faceva gravare sul mio esile e stanco corpo.
Fumata.
"Sai- cominciai- ci sono esperienze nella vita che ti segnano profondamente. Esperienze che non riportano in piccolo, come una data di scadenza, nemmeno la grandezza della loro portata. Tanto tempo fa mi stavo dirigendo verso Beker Village un piccolo paesino collinare situato tra i grossi colossi montuosi che vigorosi si ergono, forti del loro splendore, a sorreggere il cielo. C'è chi dice che non stiano a sostegno della volta celeste, ma bensì siano una lunga ardua scala che ti permetta di parlare con gli angeli."
Fumata.
" Non quegli angeli.- continuai- Appresi più tardi che quelli che venivano chiamati a quel modo non erano altro che coppie di stelle. Ogni coppia erano due grossi occhi luminosi che ci guardavano dall'alto. Occhi di una bambina che la dea Minerva trasformò in quelle che oggigiorno chiamiamo stelle. La bambina chiese dell'acqua alla guardiana del pozzo perchè aveva la gola arsa. Le venne chiesto se era in possesso di dieci gettoni di rame per poterla pagare. La bambina rispose di non possedere tale cifra e chiese come mai un bene così prezioso veniva fatto pagare un prezzo così alto. Per tutta risposta la dea sotto mentite spoglie le disse che quella era un'acqua molto fresca e dissetante. La piccola un po' sorpresa dalla risposta le disse senza timore alcuno di non aver mai pagato dell'acqua solo perchè dissetasse e fosse fresca. Con l'animo infuriato di colui che non si disseta da lungo tempo, ma con la gentilezza di una innocente ancella, la giovane fanciulla affrontò la vecchia signora dicendo che nessun dio permetterà un'ingiuria simile; nemmeno la più subdola e odiata delle dee: la dea Minerva. Al sentir pronunciare il suo nome in cotal contesto la guardiana dismise le vesti di anziana signora per vestire i panni della più bella dea che un umano avesse mai visto. Quando la riconobbe lo stupore della piccola non fu da poco. La dea stette per gettare la sua orribile vendetta, ma vide gli occhi fieri della bambina luccicare di tristezza. Una tristezza che la dea, in quanto tale, capì essere dovuta non tanto al fatto di essere in punto di morte certa, ma quanto all'aver errato nel giudicare superiori e buoni tutti gli dei. Si odiava per aver creduto di vivere protetta da dei magnanimi e buoni, seppur bizzarri. La dea dal cuore solitamente cupo, nero e freddo come solo Ade poteva avere ebbe un attimo di compassione e volle condividere quegli occhi con tutti gli esseri viventi: siano essi uomini, animali o piante."
Fumata.
" Questo comunque non centra con la mia storia. Arrivato in questo luogo..."


Fine prima parte