Personalmente non mi fiderei di un uomo col cappello che si aggira barcollando tra le vie della propria città
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mercoledì, febbraio 16, 2011

Non è tempo di Carpe diem

La vita si vive giorno per giorno. 
Vivi l’oggi. 
O, “Carpe diem”.
Orazio nelle Odi scrive una tra le massime latine più famose al mondo, ripresa da decine di scrittori di tutte le epoche. Sottolinea la necessità dell’uomo di vivere il presente senza pensare al futuro, che non gli è dato conoscere. Il verso completo recita: “Dum loquimur fugerit invida/ aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.” che si può tradurre: “Mentre parliamo, il tempo invidioso sarà fuggito: Cogli il giorno, confidando il meno possibile nel domani”. Evidente la volontà dell’autore di mostrare l’impossibilità per l’uomo di leggere il futuro (tempo verbale inesistente in latino), ma una attenta analisi svela una sfiducia in quello che potrà avvenire e ci sollecita a non fare affidamento sul domani.
Leggo i giornali e vedo il governo perire lentamente agitandosi in modo convulso proprio come le vittime che stanno per soffocare. Il colpevole non è certo una inesistente opposizione quanto, invece, la seconda faccia della propria medaglia. 

domenica, novembre 21, 2010

18 Novembre

Il mio calendario mente.
Facile per lui, lì, appeso alla parete, con la sola fatica di indicare, e nemmeno a voce, in quale giorno della vita poggio piede. 18 novembre. Mi sorride con quell’aria saccente che solo un calendario può avere, sicuro di non sbagliare mai. Quanta arroganza e sprezzo della condizione umana. 
“Siamo uomini! - ... - “Noi siamo uomini” Ogni tanto glielo grido. Lui, imperterrito e inamovibile, nemmeno si degna di fare spallucce. Non si abbassa a tanto. Guarda dritto davanti a sé con la sicurezza e la fermezza che solo il tempo gli può dare. Per ora.
Io, però, so. Sono a conoscenza della vecchiaia del tempo, del suo veloce e inarrestabile moto. Sono destinato a sopravvivere al mio calendario. 
Ancora un mese e qualche settimana, poi morirà. Io no, forse. 

venerdì, novembre 05, 2010

Condivido

Perplesso è la parola del momento, anche se non detta è la più pensata, almeno da me. "Perplesso" ha origine da una insicurezza di pensiero che mi ronza, come una mosca in autunno o una zanzara in estate, nell'anticamera del cervello.
Reduce da un periodo movimentato e non ancora concluso all'interno della facoltà, dove politica, istruzione e istituzioni si scontrano in una agguerrita battaglia per la supremazia, la mia persona ne esce smembrata in un puzzle di " Se...", "Ma...", "Forse...", "Non capisco...", "Boh...", "Quindi...", silenzio.
Ecco, dunque, il mio personale bilancio di questo concitato periodo.

lunedì, gennaio 18, 2010

Capitolo 3. Bugie

“Sei sempre in aula studio ultimamente”
“ ... ”
“Va chi si fa vivo a casa. Mangi?” Disse la mia coinquilina “Dove sei stato?”
“Sono stato dove tu dovresti essere ogni santo giorno della tua vita per far si che il tuo cervello possa avere una piccola speranza di apprendere e fare di te una persona in grado di gestire la propria vita senza l’uso di un supporto costante” dissi.
Momento di imbarazzo subito interrotto: “ Perchè non studi a casa?”
Oggi finite le lezioni sono andato, costretto a calci e pugni dalla mia volontà che potremmo chiamare necessità, in una piccola aula studio vicino alla facoltà di lettere.
Arrivo e ci sono i soliti quattro. Stessa scena di sempre: la porta che sbatte alle mie spalle e io che mi dirigo nell’angolo sinistro della stanza con i piedi a spazzare il pavimento e a irritare i favolosi studiosi della nostra università italiana. Tolgo il cappotto e lo poso sulla sedia al mio fianco. Estraggo i libri e comincio a studiare. Leggo, sottolineo, riscrivo rileggo, faccio alcuni esercizi per vedere se ho capito, poi ri-leggo, sottolineo, riscrivo, rileggo e faccio alcuni esercizi per vedere se ho capito. A questo punto la sala è praticamente vuota, rimane solo lei, di spalle. Click. Zip. Frush. Crrr. Sbam. Penna nell’astuccio che mette nello zaino che chiude. Alzandosi fa raschiare la sedia e se ne esce accompagnata dal fragore del maniglione antipanico che trema alla vista di ogni studente che gli si avvicina. Come dargli torto, tutti noi quando usciamo da quel buncher dopo incessanti ore di studio premiamo con forza, come tori infuriati, quella barra rossa che ci separa dalla libertà. Almeno fino al giorno dopo.


domenica, dicembre 20, 2009

Poco per volta

Poco per volta

sublimo minuscoli cambiamenti

inconsci.

Poco per volta

viene a mancare un

gesto,

come il tempo che inesorabile,

attimo per attimo

sgretola le pietre;

odierne rovine.

In un lampo

tutto è mutato.

I nostri incontri

fuggiaschi?

Poco per volta.

--Kop--

martedì, dicembre 01, 2009

Ispettore?

Mi svegliai leggero come una piuma. 
Mi sembrò di aleggiare nell’aria sospinto da correnti sinuose di sospiri angelici. C’era la pace intorno al mio corpo. Era la tranquillità che mi avvolgeva. Fu come se la mia anima si fosse staccata dal corpo. Leggero. Fluttuai tra le lenzuola candide e mentre volavo inspirai profondamente l’aria fresca delle prime ore del mattino che facendo danzare le tende vorticava nella stanza e mi rincuorava di belle sensazioni e di orgasmi sequenziali dal piacere infinito.
“Ma cosa?!” dissi mentre con la mano spostai le lenzuola che mi coccolavano. 
Piacevole fino a quando non presi coscienza di quello che con tanto stupore andai a toccare. Una sostanza densa, a tratti grumosa e viscosa. Piuttosto appiccicaticcia che incollava le dita tra di loro e queste alle lenzuola. Estrassi la mano da sotto le lenzuola, mentre il mio aleggiare fluttuoso si tramutò in angosciante stasi, fermo immobile a mezz’aria. Lo stomaco fece per chiudersi e l’ombra di un peso si posizionò sopra le mie membra. 
“Cosa diavolo...” Quando i miei occhi incrociarono le dita quello che videro non fu il rosa carnale della pelle, ma il rosso acceso del sangue umano. 


venerdì, novembre 13, 2009

ToF/VoF

Non avevo mai avuto le allucinazioni prima di oggi e ho paura. Ho paura che tutto possa improvvisamente diventare una fantasia del mio cervello.
Le mie prime allucinazioni.
Fino a quel momento ho sempre pensato che averle sarebbe stata la mia fortuna, il mio biglietto d'ingresso per l'olimpo degli scrittori. Ora non ho nemmeno la forza di scrivere ciò che ho visto. Quelle immagini raccapriccianti, le grida, le risa, le ombre e le voci. Ho paura. La febbre saliva e sudavo freddo comllòòàùù

àsòààls jkas aa



"Diario di un allucinato"

domenica, agosto 02, 2009

Inalazioni

Orde di persone inferocite, stanche e spossate annusano odori ascellari altrui quotidianamente.

giovedì, maggio 28, 2009

Un latte macchiato, grazie.

Mi piace il latte.
A voi non piace? Strano. Eppure il latte è buono. A me piace il latte.
Mi piace in vari modi. Caldo o freddo non fa differenza. Coi biscotti, col cacao, amaro o dolce. Col caffé. D’orzo a volte. Mi piace per cena, per colazione e pranzo. Lo mangio anche a merenda.
Mi piace il latte. Il latte è un po’ come me. Incasinato. Il latte non ha capo ne coda. Non puoi dire dove inizia ne dove finisce. Il latte non è sé. Io non sono me.
Non fate quelle facce. Lo sapete benissimo anche voi. Ditemi dove inizia e dove finisce!
Non inizia nel collo di una bottiglia e non finisce sul fondo della stessa. Basta aprire un’altra bottiglia o un altro cartone.
Il latte non ha fine, ma non è se. Io non sono me.
La mucca.
Infondo è tutta colpa della mucca. È lei che fa il latte. Mi fa star bene o definitivamente male.
Mai vomitato il latte? Dopo l’amore è la seconda sensazione che preferisco. E’ probabile che il latte mi faccia più male che bene.
Alla mattina, tutte le mattine, faccio colazione a base di latte. Sono probabilmente il maggior consumatore di latte al mondo: ne ingurgito più di un litro al giorno. Dovrei avere una mucca personale. Risparmierei.
Il latte mi piace perché è bianco che non è il mio colore preferito, ma trovo il bianco piuttosto affascinante perchè somma di tutti i colori. È imparziale. È cosmopolita. È il mondo in se stesso. Ma il latte non è se stesso. Io non sono me stesso.
Uno dei maggiori problemi del latte è il poter gestire tutte le varie forme culturali che lo compongono. Tutte quelle entità, quei colori. Senza dubbio sorgeranno contrasti interni che chissà come dovrà gestire.
Invidio il latte per questo. Credo sia il solo elemento che ci divida. Nonostante ciò io e il latte siamo simili. Siamo entrambi bianchi, per cominciare, e al nostro interno siamo più d’uno.
Mi piace il latte forse perché è l’unico che mi sappia ascoltare. Il latte mi capisce.
Da grande credo di voler fare il lattaio. L’uomo del latte per uno come me è la massima aspirazione. Non vi piacerebbe essere l’uomo del latte? Come chi è? Porta il latte.
Il latte inoltre è molto importante. Non so bene, dato che è pieno di roba, ma è importante.
Voglio il latte. Voglio essere il latte. Ma il latte non è se. Io non sono il latte.
Che poi, dire latte è dire tutto e niente. Avete per caso idea della vastità di tipi di latte? Ognuno di questi non è se ed è tutti. Paradossale. Magnifico. Voglio essere il latte.
Non ha importanza se di capra, capriolo, umano, di mucca o d’asino, tanto tutti non sono sé e sono tutti. Forse so davvero perché mi piace il latte. Il latte è solo.
Anche se dentro di sé è tante cose è solo latte. Ti alzi alla mattina, lo scaldi e lo bevi.
Il latte è solo, io sono il latte, il latte non è me, io sono solo...

...latte

domenica, maggio 03, 2009

IO... Per adesso esisto

Capelli rasati. Lunghezza massima un centimetro.
Occhiali da vista rettangolari. Neri.
Barba di qualche giorno. Sul collo è curata, rasatura perfetta.
Basette lunghe.
Occhi verdi, spalancati.

Uahaha AH AH AH AHaaaaa
Uahaha AH AH AH AHaaaaa
Uahaha AH AH AH AHaaaaa

Fisso le pupille che si restringono sempre più muovendo la testa a destra e a manca. Non voglio perderlo di vista quel puntino nero,lucido e profondo. Cosa si nasconde in quelle profondità? Chi sei veramente?
In sottofondo la radio trasmette una singolare canzone: "...lo scopriremo solo vivendoo, comunque adesso"
"IO NON HO PAURA"