Personalmente non mi fiderei di un uomo col cappello che si aggira barcollando tra le vie della propria città

sabato, maggio 25, 2013

NUOVO BLOG!

INDIRIZZO TUTTI I LETTORI SUL NUOVO BLOG:

http://olkop.wordpress.com/

Concepito per essere dalla parte del lettore il nuovo blog ha una grafica essenziale che facilita la lettura dei testi.
Inoltre chiunque volesse far aumentare la visibilità dei propri scritti potrà inviarmeli e vederli pubblicati in apposito luogo. Modalità sulla pagina info del nuovo blog. Venite a seguirmi numerosi, commentate e PARTECIPATE!


I WANT
YOU!

sabato, maggio 11, 2013

Lettura Poesia



POETA CHE ASCOLTA UNA ROSSA CASCATA
di L.O.Kop



Nasce una piccola collaborazione tra italianschizoidboy e me. La sua voce dona vita alle parole di alcune  mie poesie.

venerdì, febbraio 01, 2013

Spoiler "La Società Dell'Inadeguato a Dio"

SPOILER CAPITOLO INTERNO DI " LA SOCIETÀ DELL'INADEGUATO A DIO" - L.O.Kop



Mi dico che è il momento giusto e devo sbrigarmi.
Certo, sarebbe più facile se ci fosse un foglio di carta: prenderei la penna e le parole non rimarrebbero incastrate in una vena del cervello o nella gola; scenderebbero fino alla mano, sporcherebbero il foglio, ci resterebbero attaccate con tutto quello che si portano dietro.
E’ il potere della pagina bianca, credo.
Ti risucchia e ti libera: è la tua possibilità di buttarti da un’altra parte.
“Allora?” 
É il mio editore. Si accendendosi una sigaretta. Una densa nuvola di fumo avvolge i nostri volti mentre i miei occhi puntano i suoi; poi le sue rughe sulla fronte. La pelle suda. Unta per la calura che in questi giorni avvolge la città. Una città che boccheggia giorno dopo giorno come un pesce. Fuor d’acqua. 
Noi stessi, cittadini del nulla cosmico aspettiamo la nostra fine sull’enorme griglia del barbecue urbano.
“Posso?”  
Indico il pacchetto di sigarette. Altra nuvola di fumo.
“Ho delle buone idee” 

mercoledì, dicembre 26, 2012

LaMarina


Oggi ho conosciuto “La Marina” o meglio LaMarina, tutto attaccato e tutto d’un fiato. La Marina l’ho conosciuta alla fine di questo 2012, anno tutto incasinato, e me ne sono innamorato. La sua faccia ha l’espressione di chi nella vita non ha avuto nulla, nemmeno un po’ di riconoscimento, che probabilmente nemmeno cercava. LaMarina ha gli occhi di chi sa chi è, lucidi di malinconia per non essere libera ovunque. LaMarina l’ho conosciuta ventiquattro anni dopo la sua morte. Per me non è stata nessuno fino a quando su di una rivista locale ne hanno omaggiato il ricordo. Quanto era bella LaMarina? Alta, magra, con le gonne lunghe e le gambe slanciate, il sorriso in volto e una carrozzina con le sue bambole e i suoi animali. 

martedì, dicembre 11, 2012

Pn G.D.O 020420121259


Che ci crediate o no, io scrivo a penna. 
Preferisco le penne a sfera, di plastica, con inchiostro nero, dal design accattivante fintamente ergonomico. Quelle delle banche. Quelle che ti vengono consegnate a inizio anno insieme al pratico calendario portatile e a una ingombrante agenda che sei costretto ad accettare spronato dall’ammiccante sorriso dell’impiegata. La scollatura sovrasta le parole. Sorridi, paghi, prendi i gadget : “... gentilmente offerti dalla nostra banca che pensa solo ed esclusivamente al suo bene.” Lei sorride, questa vola più di seno.
Esco dalla sede centrale e mi dirigo alla macchina; il tempo è decisamente contrario al mio malumore e il sole si prende le attenzioni di tutti in un cristallino cielo di una domenica di gennaio.
A casa la mamma ha preparato il pranzo abbondante che imbandisce due volte al mese. É il pranzo della partenza. Tra poche ore ho il treno che mi porterà lontano da queste mura e da questo paese di montagna. Casa che non sento più come mia. Paese che mi riversa addosso gli insuccessi dei miei passati amori.

giovedì, dicembre 06, 2012

Aforismi su pensieri e parole

Sono presente sul sito di aforismi Pensieri e parole e questa è la mia pagina personale: QUI

Venite a trovarmi numerosi

martedì, dicembre 04, 2012

Polpetta


Sulla carta risulta tutto molto più semplice.
Ero deciso. Ero fermamente convinto e le parole che ho usato per scrivere quelle lettere sono state pesate al carattere. Non credo che chi di dovere le abbia ancora lette, ma se così fosse il tempo che mi rimane è veramente poco. 
La decisione l’ho presa già mesi fa quando il peso delle mie azioni ha definitivamente schiacciato le mie ossa. Da quel momento mi sono trascinato giorno dopo giorno lungo le vie della mia città, tra la gente del mio paese, nella natura del mio mondo come melma viscida e putrefatta.
Sento di doverlo fare, che è la sola cosa che possa fare per mettere fine a questo scempio. Una sconfitta va ammessa, di una disfatta se ne deve prendere atto.

lunedì, ottobre 08, 2012

Pubblicazione

Per gli amanti del formato digitale sulla piattaforma amazon.it in formato kindle ecco apparire la mia prima pubblicazione interamente scritta e curata da me.

Si tratta di una raccolta di pochi racconti uniti tra loro da una misteriosa figura femminile dai lunghi ricci rossi.
I generi sono i più vari, per soddisfare ogni gusto. Dal giallo all'erotico, dal racconto da taverna alla lettera di confessione.
Per una veloce lettura, spero piacevole.


Copertina di Racconti Vermigli, immagine di Fezonil
LINK ACQUISTO:   http://www.amazon.it/Racconti-Vermigli-ebook/dp/B009LM5QT8/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1349696180&sr=8-1



sabato, aprile 30, 2011

Poesia in itinere lectionis

Lascia a me libera e felice esistenza
estranea l’angoscia, lontano l’affanno.
Lascia a me, quel flebile fiato
donante tepore
ossigenare ‘l mio antro,
la gioia inspirata
ardente in vita e gelido post mortem.
Lascia a me la tua sentenza
Sarò mai come ‘l vento?

mercoledì, febbraio 16, 2011

Non è tempo di Carpe diem

La vita si vive giorno per giorno. 
Vivi l’oggi. 
O, “Carpe diem”.
Orazio nelle Odi scrive una tra le massime latine più famose al mondo, ripresa da decine di scrittori di tutte le epoche. Sottolinea la necessità dell’uomo di vivere il presente senza pensare al futuro, che non gli è dato conoscere. Il verso completo recita: “Dum loquimur fugerit invida/ aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.” che si può tradurre: “Mentre parliamo, il tempo invidioso sarà fuggito: Cogli il giorno, confidando il meno possibile nel domani”. Evidente la volontà dell’autore di mostrare l’impossibilità per l’uomo di leggere il futuro (tempo verbale inesistente in latino), ma una attenta analisi svela una sfiducia in quello che potrà avvenire e ci sollecita a non fare affidamento sul domani.
Leggo i giornali e vedo il governo perire lentamente agitandosi in modo convulso proprio come le vittime che stanno per soffocare. Il colpevole non è certo una inesistente opposizione quanto, invece, la seconda faccia della propria medaglia. 

lunedì, febbraio 14, 2011

Adagio, uno spettacolo istruttivo. Durata 117'

         


Adagio, uno spettacolo istruttivo. Durata 117’
“ Mi hanno sempre detto che qualsiasi cosa si faccia a contatto con un pubblico, sia esso formato da un singolo individuo o da una massa più o meno numerosa di persone, è buona norma presentarsi e presentare ciò che si andrà a fare:

domenica, novembre 21, 2010

18 Novembre

Il mio calendario mente.
Facile per lui, lì, appeso alla parete, con la sola fatica di indicare, e nemmeno a voce, in quale giorno della vita poggio piede. 18 novembre. Mi sorride con quell’aria saccente che solo un calendario può avere, sicuro di non sbagliare mai. Quanta arroganza e sprezzo della condizione umana. 
“Siamo uomini! - ... - “Noi siamo uomini” Ogni tanto glielo grido. Lui, imperterrito e inamovibile, nemmeno si degna di fare spallucce. Non si abbassa a tanto. Guarda dritto davanti a sé con la sicurezza e la fermezza che solo il tempo gli può dare. Per ora.
Io, però, so. Sono a conoscenza della vecchiaia del tempo, del suo veloce e inarrestabile moto. Sono destinato a sopravvivere al mio calendario. 
Ancora un mese e qualche settimana, poi morirà. Io no, forse. 

venerdì, novembre 05, 2010

Condivido

Perplesso è la parola del momento, anche se non detta è la più pensata, almeno da me. "Perplesso" ha origine da una insicurezza di pensiero che mi ronza, come una mosca in autunno o una zanzara in estate, nell'anticamera del cervello.
Reduce da un periodo movimentato e non ancora concluso all'interno della facoltà, dove politica, istruzione e istituzioni si scontrano in una agguerrita battaglia per la supremazia, la mia persona ne esce smembrata in un puzzle di " Se...", "Ma...", "Forse...", "Non capisco...", "Boh...", "Quindi...", silenzio.
Ecco, dunque, il mio personale bilancio di questo concitato periodo.

mercoledì, ottobre 27, 2010

lunedì, ottobre 18, 2010

Capitolo 4. Il concreto mondo irreale

Io sono Giorgio.
Giorgio oggi è confuso. Giorgio oggi non sa distinguere la realtà, quella tangibile, quella materiale, di oggetti visibili che si muovono, o che, fermi in pose fotografiche di dubbia regia, si immolano a statue per il bisogno umano di soddisfare l’apparire e il culto della critica a prescindere. Giorgio oggi vede il mondo muoversi a scatti. Frenetici, ritmati, fotogrammi mistici su ritmo cadenzato. Le voci delle persone, a ritroso e rallentate, raccontano con magistrale efficacia le loro vite e questa volta sembrano dire la verità.
Perde, scatto dopo scatto, l’appartenenza.
Niente padre né masdrea. E se mai avesse avuto _______ o _________ non se lo sarebbe ricordato.
Ricordare cosa, Giorgio? Giorgio non lo sa. Cosa farnetichi, allora, Giorgio? Non lo so. Mi ero perso a parlare ad alta voce a riguardo... . Sì? Giorgio non lo sa.
Giorgio oggi è confuso. Non riesce a capire dove posizionare il confine netto che separa l’irreale irrazionale dal reale.


lunedì, gennaio 18, 2010

Capitolo 3. Bugie

“Sei sempre in aula studio ultimamente”
“ ... ”
“Va chi si fa vivo a casa. Mangi?” Disse la mia coinquilina “Dove sei stato?”
“Sono stato dove tu dovresti essere ogni santo giorno della tua vita per far si che il tuo cervello possa avere una piccola speranza di apprendere e fare di te una persona in grado di gestire la propria vita senza l’uso di un supporto costante” dissi.
Momento di imbarazzo subito interrotto: “ Perchè non studi a casa?”
Oggi finite le lezioni sono andato, costretto a calci e pugni dalla mia volontà che potremmo chiamare necessità, in una piccola aula studio vicino alla facoltà di lettere.
Arrivo e ci sono i soliti quattro. Stessa scena di sempre: la porta che sbatte alle mie spalle e io che mi dirigo nell’angolo sinistro della stanza con i piedi a spazzare il pavimento e a irritare i favolosi studiosi della nostra università italiana. Tolgo il cappotto e lo poso sulla sedia al mio fianco. Estraggo i libri e comincio a studiare. Leggo, sottolineo, riscrivo rileggo, faccio alcuni esercizi per vedere se ho capito, poi ri-leggo, sottolineo, riscrivo, rileggo e faccio alcuni esercizi per vedere se ho capito. A questo punto la sala è praticamente vuota, rimane solo lei, di spalle. Click. Zip. Frush. Crrr. Sbam. Penna nell’astuccio che mette nello zaino che chiude. Alzandosi fa raschiare la sedia e se ne esce accompagnata dal fragore del maniglione antipanico che trema alla vista di ogni studente che gli si avvicina. Come dargli torto, tutti noi quando usciamo da quel buncher dopo incessanti ore di studio premiamo con forza, come tori infuriati, quella barra rossa che ci separa dalla libertà. Almeno fino al giorno dopo.


domenica, dicembre 20, 2009

Poco per volta

Poco per volta

sublimo minuscoli cambiamenti

inconsci.

Poco per volta

viene a mancare un

gesto,

come il tempo che inesorabile,

attimo per attimo

sgretola le pietre;

odierne rovine.

In un lampo

tutto è mutato.

I nostri incontri

fuggiaschi?

Poco per volta.

--Kop--

sabato, dicembre 05, 2009

Una vecchia etichetta


Arrivai al casolare per l’ora di pranzo e lui già sedeva su quella che non era una sedia a dondolo come tante. Non poggiava a terra e non aveva uno schienale che si potesse definire tale. Credo, con tutta franchezza, che quella non fosse nemmeno una sedia. Era in vimini, parsimoniosamente intrecciato a dare l’aspetto di un guscio d’uovo tagliato a mezzo. Da questo a definirla sedia ce ne passava. Per la maggior parte del tempo restava sospesa a mezz’aria nel mezzo della veranda ballonzolando al vento, come solo le spighe di grano cullate dalla mite brezza marina sapevano fare. Si trattava di un oggetto da collezione, non che valesse chissà quanti soldi, questo no, ma faceva parte di quella che mio nonno paterno chiamava la sua collezione. Collezionista. Al vecchiaccio piaceva definirsi così: un collezionista, di sogni e ricordi per giunta. A mio padre la cosa non piaceva e spesso li si sentiva litigare per quel marasma confuso di cianfrusaglie che mio nonno possedeva. Quello che mandava in bestia il mio babbo non erano gli oggetti in se, quanto le storie che su di loro raccontava e che il “vecchio malato”, come lo chiamava lui, spacciava per assolutamente vere: “ Tutte! Tutte storie che questi oggetti celano. Raccontano di sogni e speranze, di avventure e vacanze, di gioie e tragedie! Non pretendo che tu capisca, ma son cose mie e non ti deve interessare l’uso che ne faccio.” Di tutta risposta mio nonno riceveva un inutile discorso sul fatto che io non ero cosa sua e che spettava a mio padre plasmare il mio giovane essere, a lui e a mia madre ovviamente.


martedì, dicembre 01, 2009

Ispettore?

Mi svegliai leggero come una piuma. 
Mi sembrò di aleggiare nell’aria sospinto da correnti sinuose di sospiri angelici. C’era la pace intorno al mio corpo. Era la tranquillità che mi avvolgeva. Fu come se la mia anima si fosse staccata dal corpo. Leggero. Fluttuai tra le lenzuola candide e mentre volavo inspirai profondamente l’aria fresca delle prime ore del mattino che facendo danzare le tende vorticava nella stanza e mi rincuorava di belle sensazioni e di orgasmi sequenziali dal piacere infinito.
“Ma cosa?!” dissi mentre con la mano spostai le lenzuola che mi coccolavano. 
Piacevole fino a quando non presi coscienza di quello che con tanto stupore andai a toccare. Una sostanza densa, a tratti grumosa e viscosa. Piuttosto appiccicaticcia che incollava le dita tra di loro e queste alle lenzuola. Estrassi la mano da sotto le lenzuola, mentre il mio aleggiare fluttuoso si tramutò in angosciante stasi, fermo immobile a mezz’aria. Lo stomaco fece per chiudersi e l’ombra di un peso si posizionò sopra le mie membra. 
“Cosa diavolo...” Quando i miei occhi incrociarono le dita quello che videro non fu il rosa carnale della pelle, ma il rosso acceso del sangue umano.